24/08/2026
Buon lunedì a tutti! Oggi nella nostra rubrica di biologia del comportamento parleremo della motivazione ossia ciò che spinge, orienta e mantiene un comportamento del cane verso un determinato obiettivo.
🎯 LA MOTIVAZIONE DEL CANE: COS'È DAVVERO, DA DOVE VIENE E PERCHÉ NON POSSIAMO IGNORARLA
Nel lavoro con i cani si parla continuamente di motivazione.
«Questo cane non è motivato.»
«Dobbiamo trovare la sua motivazione.»
«Ha poca motivazione per il cibo.»
«Con questo cane la pallina non funziona.»
Ma cosa significa davvero, dal punto di vista biologico e comportamentale, dire che un cane è motivato?
La risposta è molto più complessa — e molto più affascinante — di quanto suggerisca il linguaggio comune.
Perché la motivazione non è un interruttore acceso o spento. Non è semplicemente quanto un cane desidera un bocconcino, una pallina o un gioco.
È ciò che orienta il comportamento verso determinati obiettivi, ed è il risultato dinamico dell'interazione tra biologia, stato fisiologico, emozioni, esperienze, apprendimento e ambiente.
E soprattutto:
Un cane non è semplicemente “motivato” o “non motivato”. È motivato verso qualcosa, in un determinato momento e in un determinato contesto.
🧬 LE ORIGINI: UNA DISTINZIONE VECCHIA DI UN SECOLO, ANCORA OGGI FONDAMENTALE
Il concetto scientifico di comportamento motivato ha radici profonde nella storia dell'etologia.
Già nel 1918 lo zoologo Wallace Craig propose una distinzione destinata a diventare fondamentale: molti comportamenti orientati verso un obiettivo possono essere descritti attraverso due grandi fasi.
La prima è la fase appetitiva.
È la fase della ricerca.
Il comportamento è flessibile, variabile e adattabile alle circostanze. L'animale esplora, prova strategie diverse, persiste, modifica il proprio comportamento per raggiungere qualcosa.
Pensiamo a un cane che cerca un odore nascosto.
Può cambiare direzione, tornare indietro, rallentare, accelerare, controllare una zona e poi un'altra.
L'obiettivo è lo stesso, ma la strada per raggiungerlo può cambiare continuamente.
La seconda è la fase consumatoria.
È la fase in cui l'obiettivo viene raggiunto attraverso comportamenti generalmente più specifici e relativamente stereotipati.
Mangiare, afferrare, mordere, consumare una risorsa.
Questa distinzione continua a essere utile perché ci ricorda una cosa fondamentale:
La ricompensa non è l'unico elemento che sostiene la motivazione. Anche la ricerca, l'anticipazione e il processo attraverso cui il cane si avvicina all'obiettivo hanno un valore biologico e comportamentale.
🧠 MOTIVAZIONE, DOPAMINA E ANTICIPAZIONE
Le neuroscienze hanno permesso di comprendere meglio i sistemi coinvolti nella ricerca delle risorse e nell'orientamento verso gli obiettivi.
Il sistema dopaminergico, in particolare, è fortemente coinvolto nei processi di anticipazione, apprendimento, attribuzione di valore e spinta ad agire per ottenere qualcosa.
Ma attenzione a una semplificazione molto diffusa.
La dopamina non è semplicemente la «molecola del piacere».
E non possiamo nemmeno ridurre tutto a:
dopamina = motivazione.
Ricerca, aspettativa, apprendimento, desiderio, piacere e consumo della ricompensa non sono esattamente la stessa cosa e coinvolgono sistemi neurobiologici parzialmente differenti, anche se strettamente interconnessi.
Questo ci aiuta però a comprendere perché, per molti cani, ottenere una risorsa non è l'unica parte interessante dell'esperienza.
A volte è proprio il processo di cercarla, inseguirla, individuarla o conquistarla a essere estremamente coinvolgente.
Ed è uno dei motivi per cui, nel lavoro con i cani, consegnare semplicemente una ricompensa non produce necessariamente lo stesso coinvolgimento di un'attività che permette al cane di agire per ottenerla.
Un concetto, questo, che chi frequenta il nostro campo conosce bene, visto il nostro modo di costruire il premio.
⚡ MOTIVAZIONE, EMOZIONE E ATTIVAZIONE NON SONO LA STESSA COSA
Questo è un punto fondamentale.
Spesso osserviamo un cane che corre, salta, abbaia, tira o si muove freneticamente e diciamo:
«Guarda quanto è motivato!»
Ma un cane molto attivato non è necessariamente un cane molto motivato verso il compito che gli stiamo proponendo.
Potrebbe essere eccitato, frustrato, ansioso, in allerta, sovraeccitato oppure realmente interessato a ottenere qualcosa.
Sono cose diverse.
Semplificando:
La motivazione ci dice verso cosa tende il comportamento.
L'emozione contribuisce a determinare il valore affettivo dell'esperienza.
L'attivazione indica quanto il sistema è, per così dire, “acceso”.
Un cane che lavora in modo silenzioso, concentrato e persistente può essere estremamente motivato.
Un cane che corre come una pentola a pressione, vocalizza e salta, invece, potrebbe semplicemente essere in uno stato di elevata attivazione.
Confondere le due cose può portarci a interpretare male ciò che sta accadendo.
🐺 L'EVOLUZIONE: LA SEQUENZA PREDATORIA COME UNA DELLE GRANDI ARCHITETTURE COMPORTAMENTALI
Se vogliamo comprendere molte delle attività per cui il cane è stato selezionato dall'uomo, la sequenza predatoria rappresenta una delle architetture comportamentali più importanti.
Ma è fondamentale chiarire una cosa:
La sequenza predatoria non è l'origine di tutte le motivazioni canine.
Il cane possiede numerosi sistemi motivazionali legati, tra le altre cose, alla socialità, all'esplorazione, alla riproduzione, alla ricerca di risorse, alla sicurezza e all'evitamento del pericolo.
La predazione è però particolarmente interessante perché la selezione artificiale ha modificato profondamente alcuni elementi della sequenza comportamentale ancestrale, amplificandone alcuni e riducendone altri.
La sequenza viene spesso descritta, in modo semplificato, attraverso passaggi come:
orientamento → adocchiamento → appostamento → inseguimento → afferramento → morso → dissezione/dilaniamento → consumo
Ed è proprio qui che possiamo capire quanto sia straordinaria la diversità dei cani.
La selezione umana non ha inventato dal nulla comportamenti completamente nuovi: ha preso sistemi comportamentali già presenti nel repertorio ancestrale e li ha selezionati, modificati, combinati e, in alcuni casi, fortemente inibiti.
🐕 DALLA MOTIVAZIONE ALLA FUNZIONE: PERCHÉ ESISTONO CANI COSÌ DIVERSI TRA LORO?
Qui dobbiamo fare una distinzione importante.
“Cane da caccia”, “cane da guardia”, “cane da difesa” o “cane da compagnia” non sono tipi di motivazione.
Sono funzioni per le quali determinate popolazioni canine sono state selezionate.
E questa selezione ha modificato la probabilità che alcuni sistemi motivazionali e alcuni comportamenti vengano espressi.
In altre parole:
Non esiste una “motivazione da Pastore Tedesco” o una “motivazione da Border Collie”. Esistono sistemi motivazionali comuni alla specie, la cui espressione è stata selezionata in modo diverso nelle diverse popolazioni canine.
Ed è proprio questo che rende interessante parlare di gruppi funzionali.
🦌 I CANI DA CACCIA: LA MOTIVAZIONE PREDATORIA DIVENTA FUNZIONE SPECIALIZZATA
Nel gruppo dei cani da caccia troviamo una varietà enorme.
Segugi, cani da ferma, spaniel, retriever, terrier e molti altri non svolgono affatto lo stesso lavoro.
E proprio questa diversità dimostra quanto la selezione possa frammentare e specializzare una sequenza comportamentale.
🐕🦺 Segugi
Nei segugi sono state selezionate in modo particolare capacità di ricerca, orientamento e inseguimento della traccia, spesso con un ruolo centrale dell'olfatto.
Per un cane di questo tipo, seguire una traccia può essere enormemente gratificante in sé.
Non è necessariamente il premio finale a costituire il punto più importante dell'attività.
🐦 Cani da ferma
Pointer, Setter e altre razze da ferma mostrano una specializzazione ancora diversa.
L'orientamento verso la selvaggina, la localizzazione e il comportamento di ferma sono stati fortemente selezionati, mentre alcune fasi successive della sequenza predatoria sono state inibite o modificate.
Il cane non deve semplicemente “prendere la preda”.
Deve localizzarla e segnalarla al cacciatore.
🦆 Retriever
Nel Retriever la componente di presa e trasporto è stata mantenuta e trasformata in una funzione cooperativa.
Il cane deve cercare, raggiungere, afferrare e riportare.
La capacità di mantenere un oggetto in bocca senza distruggerlo è quindi molto più importante della semplice intensità del morso.
🦊 Terrier e cani selezionati per il controllo dei nocivi
In molte linee di Terrier sono state selezionate fortemente la ricerca, l'inseguimento, l'afferramento e la manipolazione della preda di piccole dimensioni.
Questo aiuta a capire perché un Terrier possa essere estremamente persistente nel seguire un movimento o nel cercare un animale anche quando per noi quell'attività non ha alcuna utilità.
🐑 I CANI DA CONDUZIONE: QUANDO LA PREDAZIONE VIENE “TAGLIATA”
Uno degli esempi più affascinanti è rappresentato dai cani da conduzione.
Nel Border Collie, per esempio, sono stati selezionati fortemente orientamento, fissazione dello sguardo, appostamento e inseguimento, mentre le fasi finali della sequenza predatoria sono state fortemente inibite.
Il cane osserva il gregge, ne controlla il movimento e lo modifica attraverso la propria presenza.
È come se la selezione avesse trasformato una parte della sequenza predatoria in uno strumento di cooperazione con l'uomo.
E questo è un concetto fondamentale:
La selezione non ha semplicemente aumentato o diminuito la “predazione”. Ha modificato quali componenti della sequenza diventano più facilmente attivabili e quali vengono inibite.
🛡️ I CANI DA GUARDIA: CONTROLLO DELLO SPAZIO, VIGILANZA E DIFESA
Passiamo ora a un'altra funzione completamente diversa.
Nei cani selezionati per la guardia e la protezione del territorio o delle risorse, assumono particolare importanza comportamenti legati alla vigilanza, all'orientamento verso gli stimoli, al controllo dello spazio e alla risposta a potenziali intrusi o minacce.
Pensiamo, per esempio, ai cani tradizionalmente selezionati per la custodia delle greggi.
Il loro compito non è necessariamente inseguire e catturare un predatore.
Al contrario, può essere fondamentale:
rilevarne la presenza;
mantenere la distanza;
segnalare;
controllare il territorio;
dissuadere;
interve**re quando necessario.
Questi cani possono quindi possedere una forte motivazione verso il controllo e la sicurezza dello spazio, ma questo non significa automaticamente che siano aggressivi.
Un buon cane da guardiania non è quello che attacca tutto ciò che si muove.
È quello capace di discriminare gli stimoli e modulare la propria risposta in funzione del contesto.
⚔️ I CANI DA DIFESA: QUANDO LA COOPERAZIONE CON L'UOMO DIVENTA CENTRALE
I cani selezionati per attività di difesa e protezione in collaborazione con l'uomo rappresentano un'altra combinazione interessante.
Qui entrano in gioco diversi sistemi contemporaneamente:
motivazione sociale e affiliativa;
ricerca della cooperazione;
orientamento verso il conduttore;
predazione;
inseguimento;
presa;
vigilanza;
capacità di recuperare rapidamente da situazioni di stress;
controllo dell'impulso.
Pensiamo al lavoro di alcune linee di Pastore Tedesco, Malinois, Rottweiler e altre razze selezionate storicamente per compiti di utilità e protezione.
Non basta avere un cane che “morde forte”.
Per un lavoro funzionale servono motivazione, equilibrio, capacità di apprendimento, controllo e cooperazione.
Anche qui, quindi, parlare genericamente di “aggressività” è estremamente riduttivo.
Il comportamento di un cane da lavoro nasce dall'interazione di diversi sistemi motivazionali e dalla loro modulazione attraverso l'apprendimento.
🏠 I CANI DA COMPAGNIA: DAVVERO “NON HANNO MOTIVAZIONI”?
E arriviamo a una delle convinzioni più curiose.
Il cane da compagnia viene spesso considerato come il cane a cui è stato tolto ogni “lavoro”.
Ma questo non significa affatto che sia privo di sistemi motivazionali.
Al contrario.
Anche nei cani selezionati principalmente per la compagnia troviamo:
motivazione sociale;
esplorazione;
gioco;
ricerca alimentare;
predazione, in misura variabile;
comportamento affiliativo;
ricerca di sicurezza;
territorialità;
riproduzione;
protezione delle risorse.
La differenza è che, nel corso della selezione, la pressione selettiva verso una particolare funzione lavorativa può essere stata molto più debole.
E questo può produrre una maggiore variabilità comportamentale.
Un cane da compagnia può quindi essere estremamente interessato al contatto umano, un altro all'esplorazione, un altro ancora al gioco con gli oggetti.
Non significa che sia “meno cane”.
Significa che la sua storia selettiva ha dato maggiore spazio ad altre caratteristiche.
🧬 LA RAZZA PREDICE, MA NON DETERMINA
Qui arriviamo a un punto che per chi lavora con i cani è fondamentale.
Dire che una razza è stata selezionata per una determinata funzione non significa che ogni individuo di quella razza esprimerà quella funzione allo stesso modo.
La razza ci fornisce una probabilità.
Non una profezia.
All'interno della stessa razza possiamo trovare differenze enormi dovute a:
genetica individuale;
linee di selezione;
sviluppo;
esperienze precoci;
apprendimento;
ambiente;
storia individuale.
Ecco perché conoscere la razza è importante.
Ma conoscere il cane che abbiamo davanti è indispensabile.
⚖️ QUANDO LE MOTIVAZIONI ENTRANO IN CONFLITTO
Il cane non possiede un unico “serbatoio di motivazione”.
In ogni momento diversi sistemi possono essere contemporaneamente attivi.
Un cane può:
voler raggiungere il proprietario
ma contemporaneamente
voler evitare un altro cane.
Può:
voler mangiare il bocconcino
ma contemporaneamente
voler aumentare la distanza da una persona sconosciuta.
Può:
voler inseguire qualcosa
ma contemporaneamente
voler rimanere vicino al proprio gruppo sociale.
Il comportamento che vediamo è il risultato, semplificando molto, di una continua interazione tra sistemi motivazionali, emozioni, stato fisiologico, esperienza e ambiente.
Per questo la domanda:
«Qual è la motivazione di questo cane?»
è spesso troppo semplice.
Dovremmo chiederci:
«Quali sistemi motivazionali sono attivi in questo momento? Quale sta prevalendo? E perché?»
🔄 LA MOTIVAZIONE CAMBIA CON IL CONTESTO
Non esiste un cane motivato in assoluto.
La motivazione è dinamica.
Il valore di una risorsa può cambiare in base a:
stato interno;
fame o sazietà;
fatica;
emozioni;
esperienze precedenti;
ambiente;
presenza di distrazioni;
difficoltà del compito;
storia di apprendimento;
alternative disponibili in quel momento.
Lo stesso bocconcino che in cucina sembra avere un valore enorme potrebbe diventare quasi irrilevante in un ambiente nuovo, rumoroso o emotivamente impegnativo.
Non significa necessariamente che il cane abbia “perso la motivazione”.
Potrebbe semplicemente essere cambiato il valore relativo delle diverse alternative.
Magari, in quel momento, esplorare l'ambiente vale più del cibo.
Oppure mantenere le distanze da qualcosa che lo preoccupa vale più di qualsiasi premio.
🎲 VARIETÀ O PREVEDIBILITÀ?
Uno studio di Riemer e colleghi, pubblicato nel 2018 su Scientific Reports, ha mostrato un dato interessante: non tutti i cani rispondono allo stesso modo alla varietà delle ricompense.
Alcuni sembrano preferire una maggiore variabilità.
Altri mostrano una preferenza per la prevedibilità.
Altri ancora non mostrano una preferenza netta.
Anche davanti a qualcosa di apparentemente semplice come una ricompensa alimentare, quindi, non esiste una formula universale.
Non esiste la ricompensa migliore in assoluto. Esiste quella che, per quel cane, in quel momento e in quel contesto, possiede il valore maggiore.
🛠️ COME POSSIAMO LAVORARE SULLA MOTIVAZIONE?
1️⃣ Non limitatevi a consegnare la ricompensa: create occasioni per ottenerla
Per molti cani può essere più coinvolgente agire per ottenere qualcosa piuttosto che riceverla passivamente.
Possiamo trasformare una parte della ricompensa in:
ricerca;
fiuto;
problem solving;
inseguimento controllato;
gioco;
esplorazione.
L'obiettivo, però, non è semplicemente accendere il cane.
È permettergli di utilizzare comportamenti che hanno valore per lui.
2️⃣ Osservate se il cane ha la possibilità di raggiungere un esito soddisfacente
In alcuni cani e in alcuni contesti, interrompere ripetutamente un comportamento fortemente motivato può contribuire ad aumentare frustrazione o persistenza nella ricerca dell'obiettivo.
Per questo può essere utile progettare attività in cui il cane non si limiti ad attivarsi, ma abbia anche la possibilità di raggiungere un risultato.
Un'attività olfattiva può concludersi con il ritrovamento.
Un gioco può iniziare con l'inseguimento e terminare con la conquista dell'oggetto.
Un'attività di masticazione può avere una reale funzione consumatoria.
Non perché ogni sequenza debba necessariamente essere completata fino all'ultimo passaggio, ma perché un'attività efficace dovrebbe avere senso anche dal punto di vista del cane.
3️⃣ Individuate ciò che ha valore per quel cane
Prima di aumentare la qualità del premio, chiediamoci se il premio è davvero ciò che il cane sta cercando.
Forse vuole annusare.
Forse vuole muoversi.
Forse vuole giocare.
Forse vuole raggiungere una persona.
Forse vuole allontanarsi da qualcosa.
Prima di chiederci:
«Come faccio a motivarlo?»
dovremmo chiederci:
«Che cosa sta già motivando questo cane?»
Spesso la risposta è proprio davanti ai nostri occhi.
4️⃣ Non combattete sempre contro la motivazione: impariamo a usarla
Se un cane è fortemente motivato dall'olfazione, possiamo utilizzare attività di ricerca.
Se ama il movimento, possiamo integrare attività motorie appropriate.
Se trova grande valore nell'interazione sociale, possiamo utilizzare anche quella.
Se ama portare oggetti, il riporto può diventare una risorsa.
Il punto non è obbligare tutti i cani a lavorare allo stesso modo.
Il punto è costruire un'attività che tenga conto della loro individualità.
💭 IN SINTESI
La motivazione non è un interruttore acceso o spento.
Non è semplicemente «quanto un cane ama il cibo».
E non coincide automaticamente con l'eccitazione o con un comportamento particolarmente rumoroso e intenso.
È un processo dinamico.
Può cambiare da un momento all'altro.
Può entrare in conflitto con altre motivazioni.
Può essere influenzata dalla genetica, dalla razza, dalla storia individuale, dalle emozioni, dall'ambiente e dall'apprendimento.
E soprattutto, non esiste una sola motivazione canina.
Esistono numerosi sistemi motivazionali, evolutivamente antichi, che nel cane domestico si sono intrecciati e modificati attraverso la domesticazione e la selezione.
La predazione è uno di questi.
Ma accanto ad essa troviamo la ricerca di cibo, l'esplorazione, la socialità, l'affiliazione, il gioco, la riproduzione, la cura parentale, la protezione, la territorialità, la difesa delle risorse, la ricerca della sicurezza, l'evitamento e i processi legati al mantenimento dell'equilibrio fisiologico.
E questi sistemi non lavorano in compartimenti stagni.
Si influenzano, si sovrappongono, competono.
La selezione per differenti funzioni — caccia, conduzione, guardia, difesa, utilità, compagnia — ha poi modificato il modo in cui questi sistemi vengono espressi nei diversi gruppi e nelle diverse razze.
Ed è proprio questa straordinaria varietà che rende il cane quello che è.
Un Border Collie, un Segugio, un Pastore Maremmano, un Pastore Tedesco, un Retriever e un cane selezionato principalmente per la compagnia condividono la stessa specie e molti sistemi motivazionali di base.
Ma la selezione ha dato a ciascuno di loro priorità, soglie di attivazione, capacità e predisposizioni comportamentali differenti.
Ecco perché conoscere la razza è importante.
Ma conoscere l'individuo è indispensabile.
Perché la vera domanda non è:
«Qual è la motivazione di questa razza?»
E nemmeno:
«Qual è il premio che piace a questo cane?»
La domanda più interessante è:
«Cosa sta cercando di ottenere? Cosa sta cercando di evitare? Quali sistemi motivazionali sono attivi? Quale sta prevalendo? E perché, proprio in questo momento, quel comportamento ha per lui un valore maggiore rispetto alle alternative?»
Perché capire la motivazione di un cane non significa semplicemente trovare il premio giusto.
Significa imparare a leggere il comportamento per quello che è:
l'espressione di un individuo che, momento dopo momento, cerca di interagire con il mondo sulla base di ciò che per lui, in quel preciso istante, ha valore.
Ed è proprio da lì che dovrebbe iniziare ogni vero lavoro insieme a un cane.
Non dal tentativo di ottenere semplicemente obbedienza.
Ma dalla comprensione di che cosa muove quel cane.
Perché quando comprendiamo ciò che lo motiva, possiamo smettere di chiederci soltanto:
«Come faccio a farti fare quello che voglio?»
e iniziare a costruire qualcosa di molto più interessante:
una collaborazione nella quale ciò che il cane è naturalmente portato a fare può diventare, attraverso l'apprendimento, anche il motore di ciò che gli chiediamo di fare.
Ed è forse proprio questa la differenza tra addestrare un cane e imparare a lavorare con lui. 🐺🧠🎯