Le Loup Garou - Addestramento e Sport cinofili

Le Loup Garou - Addestramento e Sport cinofili Un'area verde, in centro città, dedicata alla cultura, all'addestramento e agli sport cinofili.

Elena Latella
Addestratore Cinofilo ENCI
Presidente e Direttore Tecnico dell'Associazione "Le Loup Garou". SERVIZI:

- Consulenze pre e post adozione
- Educazione di base
- Addestramento avanzato
- Educazione e gestione urbana
- Puppy School
- Preparazione CAE-1 ENCI
- Preparazione gare di obbedienza Cinowork FIDASC
- Lezioni di tricks
- Discipline olfattive
- Rally-O
- Rieducazione
- Risoluzione dei problemi comportamentali
- Area sgambamento
- Dog Sitter Cerimonia ..e molto altro!

Buon lunedì a tutti! Oggi nella nostra rubrica di biologia del comportamento parleremo della motivazione ossia ciò che s...
24/08/2026

Buon lunedì a tutti! Oggi nella nostra rubrica di biologia del comportamento parleremo della motivazione ossia ciò che spinge, orienta e mantiene un comportamento del cane verso un determinato obiettivo.

🎯 LA MOTIVAZIONE DEL CANE: COS'È DAVVERO, DA DOVE VIENE E PERCHÉ NON POSSIAMO IGNORARLA

Nel lavoro con i cani si parla continuamente di motivazione.
«Questo cane non è motivato.»
«Dobbiamo trovare la sua motivazione.»
«Ha poca motivazione per il cibo.»
«Con questo cane la pallina non funziona.»
Ma cosa significa davvero, dal punto di vista biologico e comportamentale, dire che un cane è motivato?
La risposta è molto più complessa — e molto più affascinante — di quanto suggerisca il linguaggio comune.
Perché la motivazione non è un interruttore acceso o spento. Non è semplicemente quanto un cane desidera un bocconcino, una pallina o un gioco.
È ciò che orienta il comportamento verso determinati obiettivi, ed è il risultato dinamico dell'interazione tra biologia, stato fisiologico, emozioni, esperienze, apprendimento e ambiente.
E soprattutto:
Un cane non è semplicemente “motivato” o “non motivato”. È motivato verso qualcosa, in un determinato momento e in un determinato contesto.

🧬 LE ORIGINI: UNA DISTINZIONE VECCHIA DI UN SECOLO, ANCORA OGGI FONDAMENTALE

Il concetto scientifico di comportamento motivato ha radici profonde nella storia dell'etologia.
Già nel 1918 lo zoologo Wallace Craig propose una distinzione destinata a diventare fondamentale: molti comportamenti orientati verso un obiettivo possono essere descritti attraverso due grandi fasi.
La prima è la fase appetitiva.
È la fase della ricerca.
Il comportamento è flessibile, variabile e adattabile alle circostanze. L'animale esplora, prova strategie diverse, persiste, modifica il proprio comportamento per raggiungere qualcosa.
Pensiamo a un cane che cerca un odore nascosto.
Può cambiare direzione, tornare indietro, rallentare, accelerare, controllare una zona e poi un'altra.
L'obiettivo è lo stesso, ma la strada per raggiungerlo può cambiare continuamente.
La seconda è la fase consumatoria.
È la fase in cui l'obiettivo viene raggiunto attraverso comportamenti generalmente più specifici e relativamente stereotipati.
Mangiare, afferrare, mordere, consumare una risorsa.
Questa distinzione continua a essere utile perché ci ricorda una cosa fondamentale:
La ricompensa non è l'unico elemento che sostiene la motivazione. Anche la ricerca, l'anticipazione e il processo attraverso cui il cane si avvicina all'obiettivo hanno un valore biologico e comportamentale.

🧠 MOTIVAZIONE, DOPAMINA E ANTICIPAZIONE
Le neuroscienze hanno permesso di comprendere meglio i sistemi coinvolti nella ricerca delle risorse e nell'orientamento verso gli obiettivi.
Il sistema dopaminergico, in particolare, è fortemente coinvolto nei processi di anticipazione, apprendimento, attribuzione di valore e spinta ad agire per ottenere qualcosa.
Ma attenzione a una semplificazione molto diffusa.
La dopamina non è semplicemente la «molecola del piacere».
E non possiamo nemmeno ridurre tutto a:
dopamina = motivazione.
Ricerca, aspettativa, apprendimento, desiderio, piacere e consumo della ricompensa non sono esattamente la stessa cosa e coinvolgono sistemi neurobiologici parzialmente differenti, anche se strettamente interconnessi.
Questo ci aiuta però a comprendere perché, per molti cani, ottenere una risorsa non è l'unica parte interessante dell'esperienza.
A volte è proprio il processo di cercarla, inseguirla, individuarla o conquistarla a essere estremamente coinvolgente.
Ed è uno dei motivi per cui, nel lavoro con i cani, consegnare semplicemente una ricompensa non produce necessariamente lo stesso coinvolgimento di un'attività che permette al cane di agire per ottenerla.
Un concetto, questo, che chi frequenta il nostro campo conosce bene, visto il nostro modo di costruire il premio.

⚡ MOTIVAZIONE, EMOZIONE E ATTIVAZIONE NON SONO LA STESSA COSA

Questo è un punto fondamentale.
Spesso osserviamo un cane che corre, salta, abbaia, tira o si muove freneticamente e diciamo:
«Guarda quanto è motivato!»
Ma un cane molto attivato non è necessariamente un cane molto motivato verso il compito che gli stiamo proponendo.
Potrebbe essere eccitato, frustrato, ansioso, in allerta, sovraeccitato oppure realmente interessato a ottenere qualcosa.
Sono cose diverse.
Semplificando:
La motivazione ci dice verso cosa tende il comportamento.
L'emozione contribuisce a determinare il valore affettivo dell'esperienza.
L'attivazione indica quanto il sistema è, per così dire, “acceso”.
Un cane che lavora in modo silenzioso, concentrato e persistente può essere estremamente motivato.
Un cane che corre come una pentola a pressione, vocalizza e salta, invece, potrebbe semplicemente essere in uno stato di elevata attivazione.
Confondere le due cose può portarci a interpretare male ciò che sta accadendo.

🐺 L'EVOLUZIONE: LA SEQUENZA PREDATORIA COME UNA DELLE GRANDI ARCHITETTURE COMPORTAMENTALI

Se vogliamo comprendere molte delle attività per cui il cane è stato selezionato dall'uomo, la sequenza predatoria rappresenta una delle architetture comportamentali più importanti.
Ma è fondamentale chiarire una cosa:
La sequenza predatoria non è l'origine di tutte le motivazioni canine.
Il cane possiede numerosi sistemi motivazionali legati, tra le altre cose, alla socialità, all'esplorazione, alla riproduzione, alla ricerca di risorse, alla sicurezza e all'evitamento del pericolo.
La predazione è però particolarmente interessante perché la selezione artificiale ha modificato profondamente alcuni elementi della sequenza comportamentale ancestrale, amplificandone alcuni e riducendone altri.
La sequenza viene spesso descritta, in modo semplificato, attraverso passaggi come:
orientamento → adocchiamento → appostamento → inseguimento → afferramento → morso → dissezione/dilaniamento → consumo
Ed è proprio qui che possiamo capire quanto sia straordinaria la diversità dei cani.
La selezione umana non ha inventato dal nulla comportamenti completamente nuovi: ha preso sistemi comportamentali già presenti nel repertorio ancestrale e li ha selezionati, modificati, combinati e, in alcuni casi, fortemente inibiti.

🐕 DALLA MOTIVAZIONE ALLA FUNZIONE: PERCHÉ ESISTONO CANI COSÌ DIVERSI TRA LORO?

Qui dobbiamo fare una distinzione importante.
“Cane da caccia”, “cane da guardia”, “cane da difesa” o “cane da compagnia” non sono tipi di motivazione.
Sono funzioni per le quali determinate popolazioni canine sono state selezionate.
E questa selezione ha modificato la probabilità che alcuni sistemi motivazionali e alcuni comportamenti vengano espressi.
In altre parole:
Non esiste una “motivazione da Pastore Tedesco” o una “motivazione da Border Collie”. Esistono sistemi motivazionali comuni alla specie, la cui espressione è stata selezionata in modo diverso nelle diverse popolazioni canine.
Ed è proprio questo che rende interessante parlare di gruppi funzionali.

🦌 I CANI DA CACCIA: LA MOTIVAZIONE PREDATORIA DIVENTA FUNZIONE SPECIALIZZATA

Nel gruppo dei cani da caccia troviamo una varietà enorme.
Segugi, cani da ferma, spaniel, retriever, terrier e molti altri non svolgono affatto lo stesso lavoro.
E proprio questa diversità dimostra quanto la selezione possa frammentare e specializzare una sequenza comportamentale.

🐕‍🦺 Segugi
Nei segugi sono state selezionate in modo particolare capacità di ricerca, orientamento e inseguimento della traccia, spesso con un ruolo centrale dell'olfatto.
Per un cane di questo tipo, seguire una traccia può essere enormemente gratificante in sé.
Non è necessariamente il premio finale a costituire il punto più importante dell'attività.

🐦 Cani da ferma
Pointer, Setter e altre razze da ferma mostrano una specializzazione ancora diversa.
L'orientamento verso la selvaggina, la localizzazione e il comportamento di ferma sono stati fortemente selezionati, mentre alcune fasi successive della sequenza predatoria sono state inibite o modificate.
Il cane non deve semplicemente “prendere la preda”.
Deve localizzarla e segnalarla al cacciatore.

🦆 Retriever
Nel Retriever la componente di presa e trasporto è stata mantenuta e trasformata in una funzione cooperativa.
Il cane deve cercare, raggiungere, afferrare e riportare.
La capacità di mantenere un oggetto in bocca senza distruggerlo è quindi molto più importante della semplice intensità del morso.

🦊 Terrier e cani selezionati per il controllo dei nocivi
In molte linee di Terrier sono state selezionate fortemente la ricerca, l'inseguimento, l'afferramento e la manipolazione della preda di piccole dimensioni.
Questo aiuta a capire perché un Terrier possa essere estremamente persistente nel seguire un movimento o nel cercare un animale anche quando per noi quell'attività non ha alcuna utilità.

🐑 I CANI DA CONDUZIONE: QUANDO LA PREDAZIONE VIENE “TAGLIATA”
Uno degli esempi più affascinanti è rappresentato dai cani da conduzione.
Nel Border Collie, per esempio, sono stati selezionati fortemente orientamento, fissazione dello sguardo, appostamento e inseguimento, mentre le fasi finali della sequenza predatoria sono state fortemente inibite.
Il cane osserva il gregge, ne controlla il movimento e lo modifica attraverso la propria presenza.
È come se la selezione avesse trasformato una parte della sequenza predatoria in uno strumento di cooperazione con l'uomo.
E questo è un concetto fondamentale:
La selezione non ha semplicemente aumentato o diminuito la “predazione”. Ha modificato quali componenti della sequenza diventano più facilmente attivabili e quali vengono inibite.

🛡️ I CANI DA GUARDIA: CONTROLLO DELLO SPAZIO, VIGILANZA E DIFESA

Passiamo ora a un'altra funzione completamente diversa.
Nei cani selezionati per la guardia e la protezione del territorio o delle risorse, assumono particolare importanza comportamenti legati alla vigilanza, all'orientamento verso gli stimoli, al controllo dello spazio e alla risposta a potenziali intrusi o minacce.
Pensiamo, per esempio, ai cani tradizionalmente selezionati per la custodia delle greggi.
Il loro compito non è necessariamente inseguire e catturare un predatore.
Al contrario, può essere fondamentale:
rilevarne la presenza;
mantenere la distanza;
segnalare;
controllare il territorio;
dissuadere;
interve**re quando necessario.
Questi cani possono quindi possedere una forte motivazione verso il controllo e la sicurezza dello spazio, ma questo non significa automaticamente che siano aggressivi.
Un buon cane da guardiania non è quello che attacca tutto ciò che si muove.
È quello capace di discriminare gli stimoli e modulare la propria risposta in funzione del contesto.

⚔️ I CANI DA DIFESA: QUANDO LA COOPERAZIONE CON L'UOMO DIVENTA CENTRALE

I cani selezionati per attività di difesa e protezione in collaborazione con l'uomo rappresentano un'altra combinazione interessante.
Qui entrano in gioco diversi sistemi contemporaneamente:
motivazione sociale e affiliativa;
ricerca della cooperazione;
orientamento verso il conduttore;
predazione;
inseguimento;
presa;
vigilanza;
capacità di recuperare rapidamente da situazioni di stress;
controllo dell'impulso.
Pensiamo al lavoro di alcune linee di Pastore Tedesco, Malinois, Rottweiler e altre razze selezionate storicamente per compiti di utilità e protezione.
Non basta avere un cane che “morde forte”.
Per un lavoro funzionale servono motivazione, equilibrio, capacità di apprendimento, controllo e cooperazione.
Anche qui, quindi, parlare genericamente di “aggressività” è estremamente riduttivo.
Il comportamento di un cane da lavoro nasce dall'interazione di diversi sistemi motivazionali e dalla loro modulazione attraverso l'apprendimento.

🏠 I CANI DA COMPAGNIA: DAVVERO “NON HANNO MOTIVAZIONI”?

E arriviamo a una delle convinzioni più curiose.
Il cane da compagnia viene spesso considerato come il cane a cui è stato tolto ogni “lavoro”.
Ma questo non significa affatto che sia privo di sistemi motivazionali.
Al contrario.
Anche nei cani selezionati principalmente per la compagnia troviamo:
motivazione sociale;
esplorazione;
gioco;
ricerca alimentare;
predazione, in misura variabile;
comportamento affiliativo;
ricerca di sicurezza;
territorialità;
riproduzione;
protezione delle risorse.
La differenza è che, nel corso della selezione, la pressione selettiva verso una particolare funzione lavorativa può essere stata molto più debole.
E questo può produrre una maggiore variabilità comportamentale.
Un cane da compagnia può quindi essere estremamente interessato al contatto umano, un altro all'esplorazione, un altro ancora al gioco con gli oggetti.
Non significa che sia “meno cane”.
Significa che la sua storia selettiva ha dato maggiore spazio ad altre caratteristiche.

🧬 LA RAZZA PREDICE, MA NON DETERMINA

Qui arriviamo a un punto che per chi lavora con i cani è fondamentale.
Dire che una razza è stata selezionata per una determinata funzione non significa che ogni individuo di quella razza esprimerà quella funzione allo stesso modo.
La razza ci fornisce una probabilità.
Non una profezia.
All'interno della stessa razza possiamo trovare differenze enormi dovute a:
genetica individuale;
linee di selezione;
sviluppo;
esperienze precoci;
apprendimento;
ambiente;
storia individuale.
Ecco perché conoscere la razza è importante.
Ma conoscere il cane che abbiamo davanti è indispensabile.

⚖️ QUANDO LE MOTIVAZIONI ENTRANO IN CONFLITTO

Il cane non possiede un unico “serbatoio di motivazione”.
In ogni momento diversi sistemi possono essere contemporaneamente attivi.
Un cane può:
voler raggiungere il proprietario
ma contemporaneamente
voler evitare un altro cane.
Può:
voler mangiare il bocconcino
ma contemporaneamente
voler aumentare la distanza da una persona sconosciuta.
Può:
voler inseguire qualcosa
ma contemporaneamente
voler rimanere vicino al proprio gruppo sociale.
Il comportamento che vediamo è il risultato, semplificando molto, di una continua interazione tra sistemi motivazionali, emozioni, stato fisiologico, esperienza e ambiente.
Per questo la domanda:
«Qual è la motivazione di questo cane?»
è spesso troppo semplice.
Dovremmo chiederci:
«Quali sistemi motivazionali sono attivi in questo momento? Quale sta prevalendo? E perché?»

🔄 LA MOTIVAZIONE CAMBIA CON IL CONTESTO
Non esiste un cane motivato in assoluto.
La motivazione è dinamica.
Il valore di una risorsa può cambiare in base a:
stato interno;
fame o sazietà;
fatica;
emozioni;
esperienze precedenti;
ambiente;
presenza di distrazioni;
difficoltà del compito;
storia di apprendimento;
alternative disponibili in quel momento.
Lo stesso bocconcino che in cucina sembra avere un valore enorme potrebbe diventare quasi irrilevante in un ambiente nuovo, rumoroso o emotivamente impegnativo.
Non significa necessariamente che il cane abbia “perso la motivazione”.
Potrebbe semplicemente essere cambiato il valore relativo delle diverse alternative.
Magari, in quel momento, esplorare l'ambiente vale più del cibo.
Oppure mantenere le distanze da qualcosa che lo preoccupa vale più di qualsiasi premio.

🎲 VARIETÀ O PREVEDIBILITÀ?
Uno studio di Riemer e colleghi, pubblicato nel 2018 su Scientific Reports, ha mostrato un dato interessante: non tutti i cani rispondono allo stesso modo alla varietà delle ricompense.
Alcuni sembrano preferire una maggiore variabilità.
Altri mostrano una preferenza per la prevedibilità.
Altri ancora non mostrano una preferenza netta.
Anche davanti a qualcosa di apparentemente semplice come una ricompensa alimentare, quindi, non esiste una formula universale.
Non esiste la ricompensa migliore in assoluto. Esiste quella che, per quel cane, in quel momento e in quel contesto, possiede il valore maggiore.

🛠️ COME POSSIAMO LAVORARE SULLA MOTIVAZIONE?
1️⃣ Non limitatevi a consegnare la ricompensa: create occasioni per ottenerla
Per molti cani può essere più coinvolgente agire per ottenere qualcosa piuttosto che riceverla passivamente.
Possiamo trasformare una parte della ricompensa in:
ricerca;
fiuto;
problem solving;
inseguimento controllato;
gioco;
esplorazione.
L'obiettivo, però, non è semplicemente accendere il cane.
È permettergli di utilizzare comportamenti che hanno valore per lui.

2️⃣ Osservate se il cane ha la possibilità di raggiungere un esito soddisfacente
In alcuni cani e in alcuni contesti, interrompere ripetutamente un comportamento fortemente motivato può contribuire ad aumentare frustrazione o persistenza nella ricerca dell'obiettivo.
Per questo può essere utile progettare attività in cui il cane non si limiti ad attivarsi, ma abbia anche la possibilità di raggiungere un risultato.
Un'attività olfattiva può concludersi con il ritrovamento.
Un gioco può iniziare con l'inseguimento e terminare con la conquista dell'oggetto.
Un'attività di masticazione può avere una reale funzione consumatoria.
Non perché ogni sequenza debba necessariamente essere completata fino all'ultimo passaggio, ma perché un'attività efficace dovrebbe avere senso anche dal punto di vista del cane.

3️⃣ Individuate ciò che ha valore per quel cane
Prima di aumentare la qualità del premio, chiediamoci se il premio è davvero ciò che il cane sta cercando.
Forse vuole annusare.
Forse vuole muoversi.
Forse vuole giocare.
Forse vuole raggiungere una persona.
Forse vuole allontanarsi da qualcosa.
Prima di chiederci:
«Come faccio a motivarlo?»
dovremmo chiederci:
«Che cosa sta già motivando questo cane?»
Spesso la risposta è proprio davanti ai nostri occhi.

4️⃣ Non combattete sempre contro la motivazione: impariamo a usarla
Se un cane è fortemente motivato dall'olfazione, possiamo utilizzare attività di ricerca.
Se ama il movimento, possiamo integrare attività motorie appropriate.
Se trova grande valore nell'interazione sociale, possiamo utilizzare anche quella.
Se ama portare oggetti, il riporto può diventare una risorsa.
Il punto non è obbligare tutti i cani a lavorare allo stesso modo.
Il punto è costruire un'attività che tenga conto della loro individualità.

💭 IN SINTESI
La motivazione non è un interruttore acceso o spento.
Non è semplicemente «quanto un cane ama il cibo».
E non coincide automaticamente con l'eccitazione o con un comportamento particolarmente rumoroso e intenso.
È un processo dinamico.
Può cambiare da un momento all'altro.
Può entrare in conflitto con altre motivazioni.
Può essere influenzata dalla genetica, dalla razza, dalla storia individuale, dalle emozioni, dall'ambiente e dall'apprendimento.
E soprattutto, non esiste una sola motivazione canina.
Esistono numerosi sistemi motivazionali, evolutivamente antichi, che nel cane domestico si sono intrecciati e modificati attraverso la domesticazione e la selezione.
La predazione è uno di questi.
Ma accanto ad essa troviamo la ricerca di cibo, l'esplorazione, la socialità, l'affiliazione, il gioco, la riproduzione, la cura parentale, la protezione, la territorialità, la difesa delle risorse, la ricerca della sicurezza, l'evitamento e i processi legati al mantenimento dell'equilibrio fisiologico.
E questi sistemi non lavorano in compartimenti stagni.
Si influenzano, si sovrappongono, competono.
La selezione per differenti funzioni — caccia, conduzione, guardia, difesa, utilità, compagnia — ha poi modificato il modo in cui questi sistemi vengono espressi nei diversi gruppi e nelle diverse razze.
Ed è proprio questa straordinaria varietà che rende il cane quello che è.
Un Border Collie, un Segugio, un Pastore Maremmano, un Pastore Tedesco, un Retriever e un cane selezionato principalmente per la compagnia condividono la stessa specie e molti sistemi motivazionali di base.
Ma la selezione ha dato a ciascuno di loro priorità, soglie di attivazione, capacità e predisposizioni comportamentali differenti.
Ecco perché conoscere la razza è importante.
Ma conoscere l'individuo è indispensabile.
Perché la vera domanda non è:
«Qual è la motivazione di questa razza?»
E nemmeno:
«Qual è il premio che piace a questo cane?»
La domanda più interessante è:
«Cosa sta cercando di ottenere? Cosa sta cercando di evitare? Quali sistemi motivazionali sono attivi? Quale sta prevalendo? E perché, proprio in questo momento, quel comportamento ha per lui un valore maggiore rispetto alle alternative?»
Perché capire la motivazione di un cane non significa semplicemente trovare il premio giusto.
Significa imparare a leggere il comportamento per quello che è:
l'espressione di un individuo che, momento dopo momento, cerca di interagire con il mondo sulla base di ciò che per lui, in quel preciso istante, ha valore.
Ed è proprio da lì che dovrebbe iniziare ogni vero lavoro insieme a un cane.
Non dal tentativo di ottenere semplicemente obbedienza.
Ma dalla comprensione di che cosa muove quel cane.
Perché quando comprendiamo ciò che lo motiva, possiamo smettere di chiederci soltanto:
«Come faccio a farti fare quello che voglio?»
e iniziare a costruire qualcosa di molto più interessante:
una collaborazione nella quale ciò che il cane è naturalmente portato a fare può diventare, attraverso l'apprendimento, anche il motore di ciò che gli chiediamo di fare.
Ed è forse proprio questa la differenza tra addestrare un cane e imparare a lavorare con lui. 🐺🧠🎯

🧬 "MEMORIA DI RAZZA": COSA SIGNIFICA DAVVERO, E PERCHÉ DOVREBBE GUIDARE OGNI SCELTA CHE FATE COL VOSTRO CANENel linguagg...
20/08/2026

🧬 "MEMORIA DI RAZZA": COSA SIGNIFICA DAVVERO, E PERCHÉ DOVREBBE GUIDARE OGNI SCELTA CHE FATE COL VOSTRO CANE

Nel linguaggio comune della cinofilia si usa spesso l'espressione "memoria di razza" per indicare quell'insieme di istinti, attitudini e predisposizioni comportamentali che sembrano "ve**re di serie" con una determinata razza — il Border Collie che raduna anche senza pecore, il Labrador che porta in bocca qualunque cosa trovi, il Cane Corso che sorveglia il cancello senza che nessuno glielo abbia insegnato. È un termine efficace, intuitivo, molto usato tra addestratori ed educatori. Ma cosa dice davvero la scienza dietro questa espressione? E soprattutto: perché conoscerla dovrebbe cambiare il modo in cui scegliete, educate e gestite il vostro cane?

🔬 NON È UNA "MEMORIA" IN SENSO STRETTO — È MORFOLOGIA CEREBRALE

Partiamo da una precisazione tecnica importante. Il termine "memoria di razza" è una metafora efficace, ma la ricerca più recente suggerisce che la realtà biologica sia ancora più radicale di quanto la parola stessa suggerisca. Erin Hecht, neuroscienziata dell'Università di Harvard, ha condotto una risonanza magnetica strutturale su 62 razze diverse (Hecht et al., 2019, *Journal of Neuroscience* — uno studio che avevamo già citato in un post sulla biologia del comportamento), scoprendo che la selezione operata dall'uomo nei secoli non ha modellato solo il temperamento in astratto, ma la **morfologia cerebrale stessa**: sei reti neurali di "covarianza strutturale" distinte, ciascuna associata a funzioni di lavoro specifiche (olfatto/caccia, vista/inseguimento, guardia, socievolezza), variano sistematicamente da razza a razza. Non parliamo quindi solo di "istinti tramandati", ma di cervelli fisicamente diversi, sagomati da generazioni di selezione per un compito preciso.

📊 LA CONFERMA SU LARGA SCALA: LA GENETICA PESA, MA NON DETERMINA

Un secondo studio, tra i più ampi mai condotti sull'argomento (MacLean et al., 2019, condotto su oltre 100 razze attraverso il questionario comportamentale validato C-BARQ), ha confermato che esistono regioni genomiche specifiche associate a tratti comportamentali come l'aggressività, l'addestrabilità, l'istinto predatorio, l'attaccamento verso l'uomo. Ma lo stesso studio, e i ricercatori italiani che lo hanno commentato (Paolo Mongillo, Università di Padova; Paola Crepaldi, Università di Milano), hanno sottolineato un limite importante da tenere sempre a mente: i dati sono medie di razza, non predizioni individuali. **La genetica di razza definisce una predisposizione statistica, un terreno probabile — non un destino comportamentale scritto per ogni singolo cane.** Due Border Collie della stessa cucciolata possono avere, ed effettivamente hanno, differenze individuali enormi nell'intensità dei loro istinti.

Questo distingue con chiarezza due livelli, che in etologia vengono chiamati **retaggio filogenetico** (le tendenze innate, ereditate dalla storia evolutiva e selettiva della razza) e **retaggio ontogenetico** (lo sviluppo individuale, le esperienze di vita, l'apprendimento del singolo soggetto). Il comportamento reale di un cane nasce sempre dall'incontro tra questi due livelli — mai da uno solo dei due.

🐕 ESEMPI CONCRETI: COME LA MEMORIA DI RAZZA SI TRADUCE NELLA VITA REALE

- **Border Collie e razze da pastorizia**: la sequenza motoria di "adocchiare, avvicinarsi furtivamente, controllare il movimento" (l'"occhio" tipico da pastore) può attivarsi anche senza un gregge — su biciclette, bambini che corrono, altri cani. Non è un difetto: è la stessa identica sequenza selezionata per generazioni, semplicemente senza pecore a disposizione.
- **Labrador e razze da riporto**: la forte motivazione a tenere oggetti in bocca e a "riportare" nasce dalla selezione per il recupero della selvaggina — capire questo aiuta a incanalare il comportamento (giochi di riporto strutturati) invece di considerarlo un vizio da correggere.
- **Segugi e razze olfattive**: un cane selezionato per seguire una traccia odorosa in autonomia, a chilometri di distanza dal conduttore, avrà istintivamente una soglia di richiamo più bassa quando è "sul naso" — non è disobbedienza, è una predisposizione funzionale selezionata deliberatamente per l'indipendenza dal conduttore durante la caccia.
- **Levrieri e razze da corsa a vista**: un'esplosione di inseguimento verso qualcosa che si muove velocemente (uno scoiattolo, un gatto, un sacchetto di plastica portato dal vento) attiva un pattern motorio antico, difficilmente sopprimibile con la sola buona volontà del cane.
- **Cane Corso e razze da guardia/difesa**: la sorveglianza territoriale spontanea, senza alcun addestramento specifico, riflette secoli di selezione per l'attitudine a percepire e segnalare intrusioni.

🛠️ PERCHÉ CONOSCERLA CAMBIA TUTTO — IN TRE MOMENTI CHIAVE

**1. Nella scelta del cane.** Come avevamo già raccontato parlando del mismatch cane-famiglia (King, Marston & Bennett, 2012), gran parte dei comportamenti "problematici" nasce da un abbinamento sbagliato fin dall'origine: un Border Collie scelto per l'aspetto e portato a vivere in un bilocale senza alcuno sbocco per la sua motivazione al controllo del movimento non è un cane "difficile" — è un cane a cui è stato chiesto di disattivare quello che la selezione ha costruito in lui per generazioni.

**2. Nell'educazione e nell'addestramento.** Un buon percorso educativo non ignora la memoria di razza: la usa. Le motivazioni di razza sono spesso il rinforzo più potente a disposizione — usare il riporto come premio per un Labrador, il controllo del movimento come attività strutturata per un cane da pastore, il fiuto come lavoro per un segugio, è molto più efficace che tentare di sopprimere quella spinta con il solo addestramento tradizionale a comandi.

**3. Nella gestione quotidiana.** Conoscere la memoria di razza del proprio cane aiuta a distinguere un comportamento "di specie/razza" normale — che va incanalato, non punito — da un vero problema comportamentale che richiede un intervento specifico. Un Cane Corso che sorveglia il cancello non ha un problema di aggressività da correggere a tutti i costi: ha bisogno di una gestione che riconosca e indirizzi quell'istinto, non che lo neghi.

⚠️ IL LIMITE DA NON DIMENTICARE MAI

Proprio perché la genetica di razza è una predisposizione statistica e non un destino, sarebbe un errore altrettanto grave usare la "memoria di razza" per giustificare comportamenti realmente problematici ("è normale, è la razza") o per etichettare un singolo cane sulla sola base dello standard della sua razza, ignorandone la storia individuale, l'educazione ricevuta e il contesto di vita. La memoria di razza spiega le probabilità di partenza. Non spiega, da sola, il cane che avete davanti.

In definitiva, conoscere la memoria di razza serve soprattutto a **non stupirsi** di certi comportamenti — a riconoscerli come prevedibili, spiegabili, spesso perfino utili se incanalati bene — invece di viverli come anomalie o difetti del proprio cane. Ma ogni cane resta, sempre, il frutto di due storie che si intrecciano: la genetica che porta in dote, e tutto ciò che gli accade dopo — le esperienze vissute, l'educazione ricevuta, l'apprendimento quotidiano, la relazione costruita con la propria famiglia. Conoscere la razza aiuta a capire da dove parte un cane. Non dice, da sola, dove arriverà.

📚 RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
– Hecht, E.E., et al. (2019). Significant Neuroanatomical Variation Among Domestic Dog Breeds. Journal of Neuroscience, 39(39): 7748-7758.
– MacLean, E.L., Snyder-Mackler, N., vonHoldt, B.M., Serpell, J.A. (2019). Highly heritable and functionally relevant breed differences in dog behaviour. Proceedings of the Royal Society B, 286: 20190716.
– King, T., Marston, L.C., Bennett, P.C. (2012). Breeding dogs for beauty and behaviour. Applied Animal Behaviour Science, 137(1-2): 1-12.
– Mongillo, P. (Università di Padova); Crepaldi, P. (Università di Milano) — commenti scientifici sulla genetica del comportamento canino.

Buon lunedì ed eccoci ad un altro appuntamento con la nostra rubrica di biologia del comportamento, oggi parleremo della...
17/08/2026

Buon lunedì ed eccoci ad un altro appuntamento con la nostra rubrica di biologia del comportamento, oggi parleremo della scrollata o, secondo il termine tecnico usato in etologia, del wet dog shake.

🐾 PERCHÉ IL CANE SI SCROLLA? UN GESTO COSÌ BANALE DA SEMBRARE INVISIBILE — E INVECE NASCONDE FISICA, NEUROSCIENZA E PSICOLOGIA

È uno dei comportamenti più frequenti e meno indagati di tutto il repertorio canino: il cane si ferma, e in una frazione di secondo scuote tutto il corpo, dalla testa alla coda. Lo diamo talmente per scontato da non chiederci quasi mai da dove venga, a cosa serva davvero, e perché non capiti solo quando è bagnato. Proviamo a rispondere su tutti e tre i livelli — meccanismo, funzione, contesto emotivo — perché la scienza, su questo gesto apparentemente banale, ha scoperto molto più di quanto ci si aspetterebbe.

⚙️ IL MECCANISMO: UNA MACCHINA A CENTRIFUGA PERFEZIONATA DALL'EVOLUZIONE

Partiamo dall'origine fisica del gesto, quella più studiata. Un gruppo di ricercatori del Georgia Institute of Technology (Dickerson, Mills, Bauman, Chang & Hu, pubblicato sul Journal of the Royal Society Interface) ha filmato con videocamere ad alta velocità e raggi X decine di mammiferi pelosi — dal topo all'orso — mentre si scrollavano, per capire la meccanica esatta del movimento. Il dato più sorprendente: gli animali si scrollano a una frequenza "sintonizzata" in base alla propria taglia corporea. Più l'animale è piccolo, più velocemente deve oscillare per generare abbastanza forza centrifuga da staccare le gocce d'acqua dal pelo — un topo può arrivare a oscillare più di 30 volte al secondo, un cane di taglia media si assesta intorno alle 4-7 oscillazioni al secondo, un orso molto meno. Il movimento genera un'accelerazione che può raggiungere localmente diverse decine di g (unità di accelerazione di gravità) sulla pelle dell'animale — una forza enorme, generata da un semplice movimento del tronco.

🧬 UN CIRCUITO NERVOSO DEDICATO, SCOPERTO SOLO DI RECENTE

Qui arriva la parte davvero tecnica, e recentissima: uno studio pubblicato nel 2024 sulla rivista Science ha identificato, nei mammiferi, un circuito neurale specifico e dedicato che innesca questo comportamento. I ricercatori hanno scoperto che alla base della pelle esistono specifici recettori meccanici (C-LTMR, attivati dal canale Piezo2) che rilevano la sensazione di una goccia d'acqua o di un corpo estraneo intrappolato nel pelo, e trasmettono il segnale a un preciso percorso nervoso (la via spinoparabrachiale) che genera il riflesso di scrollarsi. Attivando artificialmente questi specifici neuroni con tecniche di optogenetica, i ricercatori sono riusciti a indurre il comportamento di scrollamento anche senz'acqua reale — e disattivandoli, il comportamento si riduce drasticamente anche in presenza di stimoli irritanti. In altre parole: non è un gesto "generico" di disagio, ma un vero riflesso neurologico dedicato, con un proprio circuito cablato nel sistema nervoso — cablaggio che il cane condivide con la stragrande maggioranza dei mammiferi pelosi, uomo escluso (noi, con pochissimo pelo, rabbrividiamo invece di scrollarci).

🎯 LA FUNZIONE EVOLUTIVA: PERCHÉ VALE LA PENA SPRECARE TUTTA QUELL'ENERGIA

Dal punto di vista funzionale, la spiegazione è tanto semplice quanto elegante: un pelo fradicio è un pessimo isolante termico, e asciugarsi per sola evaporazione naturale costerebbe all'animale una quantità enorme di energia metabolica — con il rischio concreto di ipotermia nei climi freddi. Scrollarsi è, in pratica, il sistema più efficiente possibile per smaltire l'acqua in eccesso in pochi istanti, un po' come la centrifuga di una lavatrice: uno studio ha calcolato che un cane bagnato riesce a eliminare così fino al 70% dell'acqua trattenuta nel pelo in meno di quattro secondi.

😌 E QUANDO IL CANE NON È PER NULLA BAGNATO? DA RIFLESSO FISICO A SEGNALE RITUALIZZATO

Ma chiunque viva con un cane sa bene che lo scrollarsi non capita solo dopo un bagno o una nuotata. Capita dopo una sessione di gioco intenso, dopo una carezza prolungata, dopo un momento di tensione (l'incontro con un altro cane, una visita dal veterinario), o al risveglio da un sonnellino. Qui il discorso si sposta dalla fisica all'etologia comportamentale — ed è la parte più interessante, perché racconta come un riflesso puramente meccanico possa, nel corso dell'evoluzione, essere "riciclato" per una funzione completamente diversa.

In etologia, questo processo si chiama ritualizzazione: un movimento nato per uno scopo fisico specifico (qui, staccare le gocce d'acqua dal pelo) viene nel tempo cooptato dal repertorio comportamentale dell'animale per svolgere una funzione comunicativa o di autoregolazione, sganciata dal contesto originario. È lo stesso identico meccanismo, descritto dagli stessi ricercatori (Maglieri et al., 2022), che trasforma il morso di gioco in un segnale ritualizzato come il "Relaxed Open Mouth" di cui avevamo già parlato in un altro post.

Già negli anni '60 l'etologo John Chance aveva introdotto il concetto di "cut-off behavior"(comportamento di interruzione): brevi azioni auto-dirette — scrollarsi, grattarsi, sbadigliare — che intervengono per interrompere o segnare la fine di una sequenza comportamentale in corso, spesso in situazioni di conflitto motivazionale o di attivazione emotiva. Konrad Lorenz e Niko Tinbergen, poco prima, avevano già descritto un fenomeno strettamente imparentato, il "displacement behavior" (comportamento di spiazzamento): quando due spinte motivazionali opposte entrano in conflitto (ad esempio avvicinarsi/allontanarsi, giocare/smettere), l'energia comportamentale a volte "scarica" attraverso un'azione apparentemente fuori contesto — una sorta di corto circuito neurologico che libera la tensione accumulata.

E qui arriva la conferma sperimentale più recente, che risponde esattamente alla tua domanda sulla "chiusura": uno studio del 2024 di Bryce, Nurkin e Horowitz (dello stesso laboratorio di Alexandra Horowitz che avevamo già citato per gli studi sul fiuto), pubblicato sulla rivista Animals, ha osservato 96 cani in contesti sociali naturali (aree cani e asili per cani a New York), registrando 120 episodi di scrollamento e analizzando sistematicamente cosa accadeva immediatamente prima e immediatamente dopo ciascun episodio. Il risultato conferma proprio l'ipotesi della "chiusura": lo scrollarsi si verificava con frequenza significativamente maggiore esattamente nel punto di passaggio tra due attività o categorie comportamentali distinte — ad esempio tra il gioco e il riposo, o tra un momento di eccitazione e uno di calma — funzionando come una sorta di "punteggiatura" fisica tra una scena comportamentale e la successiva. Un dato interessante, e in parte inatteso: lo studio non ha trovato un collegamento diretto tra lo scrollarsi e un cambiamento visibile nella postura legata allo stato emotivo — suggerendo che la funzione di "marcatore di transizione" possa essere più robusta e più generale del semplice "segnale di stress" a cui viene spesso ridotto nel linguaggio comune.

In sintesi: quello che un tempo era puramente un riflesso per asciugarsi è diventato, nel repertorio comportamentale del cane, anche una sorta di segnale di chiusura di un capitolo comportamentale — il modo in cui il cane, letteralmente, "gira pagina" da un'attività o da uno stato all'altro.

💭 IN SINTESI

Un gesto che dura meno di un secondo, ripetuto ogni giorno senza che quasi nessuno ci faccia caso, racchiude in realtà un circuito neurale dedicato scoperto solo l'anno scorso, un principio di fisica applicata perfezionato da milioni di anni di evoluzione, e — sopra a tutto questo — una funzione emotiva di transizione che i cani usano quotidianamente per regolare se stessi. La prossima volta che il vostro cane si scrolla senza una goccia d'acqua addosso, sapete già cosa sta probabilmente facendo: voltare pagina.

📚 RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
– Dickerson, A.K., Mills, Z.G., Hu, D.L. (2012). Wet mammals shake at tuned frequencies to dry. Journal of the Royal Society Interface, 9(77): 3208-3218.
– Zhang, et al. (2024). C-LTMRs evoke wet dog shakes via the spinoparabrachial pathway. Science.
– Bryce, A., Nurkin, P., Horowitz, A. (2024). Shake It Off: Investigating the Function of a Domestic Dog Behavior in Social Contexts. Animals, 14(22): 3248.
– Chance, M.R.A. (1962). An interpretation of some agonistic postures: the role of "cut-off" acts and postures. Symposia of the Zoological Society of London, 8: 71-89.
– Tinbergen, N. (1952). "Derived" activities: their causation, biological significance, origin, and emancipation during evolution. Quarterly Review of Biology.
– Maglieri, V., et al. (2022). The relaxed open mouth is a true signal in dogs: demonstrating Tinbergen's ritualization process. Animal Behaviour.
– Beaver, B.V. — Canine Behavior: Insights and Answers (sul pattern del movimento testa-coda durante lo scrollamento).

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