26/08/2026
È giusto portarli sempre con noi? O si può rinunciare per amore?
I primi di agosto ho preso il treno da Roma a Lamezia Terme. Niente aria condizionata, cinque ore di viaggio bestiali, e due animali nello stesso vagone.
Un cucciolo tenuto in braccio dal proprietario per tutto il tragitto. Un grazioso barboncino toy, accarezzato da decine di persone.
Un gatto nel trasportino, accanto al sedile, ma nel corridoio. Con centinaia di piedi che passavano, gente che lo urtava. Senza che gli arrivasse un filo di aria.
Il giorno dopo, in spiaggia, un boxer sotto l'ombrellone che respirava a fatica, in evidente difficoltà, con la lingua che gli arrivava alle gambe. I proprietari non se n'erano nemmeno accorti. Ho dovuto dirglielo io.
Mi è tornato in mente un post che ho letto di recente di Sparta Riserva dell'Animalità.
Ogni estate si parla, giustamente, di abbandono di cani e gatti. Molto meno si parla dell'altro estremo: trascinarli nel modello umano di vacanza a qualunque costo.
L'autore racconta di aver visto, in un viaggio in treno, un'enorme quantità di sofferenza animale — caldo, rumore, folla, attese interminabili. E si chiede: quanto di tutto questo risponde davvero ai bisogni degli animali, e quanto invece ai nostri?
L'amore non coincide con il portarli sempre ovunque. Coincide con la capacità di chiederci quale esperienza sia davvero compatibile con la loro soggettività.
Vivere con altri animali significa a volte rinunciare, cambiare abitudini, fare scelte ragionate. Il prendersi cura e la cura, partono proprio da qui. Nell'andare incontro alle esigenze di un diverso da noi, che abbiamo scelto di avere accanto.
Dopo quello che ho visto in treno e in spiaggia nella mia breve pausa estiva, non posso che essere d'accordo.
Bisogna pur dirlo.
Fonte: Sparta Riserva dell'Animalità, Substack (29 giugno 2026) — https://substack.com//note/c-284982940